Quando dispongo una pietra dopo l'altra accade che questi sassi irretiscano il mio sogno e che io mi volga alla ricerca di un mondo ideale di purissima bellezza.
Ferma. Accerchiata da mille e più cristalli in questo luogo di fragile bellezza... Non respirare. Fili d’aria fanno a pezzi le pareti di ghiaccio...
Solo il cuore ad osservare il tempo quando avevano un senso le mie parole. Era la stanza dei giochi; e un passato che dorme tra le pagine lise di un libro incompleto.
Fuggevole attimo di mille scintille. Gelo... ghiaccio... Fermati adesso. Non è rimasto che riposare. Che sostare in attesa. Fa freddo... nello spazio argentato. Tra mille cristalli...
E' fatta di gelo quest'aria che soffia tra le insenature del cuore. Lascia che corra, scivoli via. Di vento, di lacrime solo bruciore sulla pelle. Siedi qui. Resta ad aspettare. Tanto il cuore lo sa. Tu neghi.
Siedi qui.
Mentre nel vento urla un nome, corri, scappi, ma è più forte di te. Si può essere semplicemente perduti.
Cadi, esanime rassegnato. Volti lo sguardo ed è la che t'aspetta.
E' stato bello avere un dolore con cui scambiarti, amore che vive sulle emergenze dell'anima soffiata via da questa aria di neve.
La pioggia cade come cadono le parole, ora che non sei più dentro ai miei occhi.
Ricorderò che avrei dovuto amare. Ma ogni respiro svanisce come polvere.
Finisco, cedo, cado. Scusami se chiedo: Perché? (Tutto ciò che non svanisce) Perché? (e le volte che hai perdonato:) Perché? (abbiamo appena cominciato.)
Ondeggiano visionarie evasioni tra i miei labirinti tormentati, mentre traggo nutrimento dalle tenebre di giorni che non hanno detto, giorni che non hanno fatto.
Come quando senti che vuoi dire, ma un blocco rigido costringe l'emozione.
Chissà...
Chissà se un giorno avrò pensieri nuovi. Giorni in cui mancanza sarà solo una parola.
Allora il vuoto si colmerà, e mi donerà occhi diversi. Vorrei - oh si... vorrei... - che tra noi parlasse il silenzio.
Dolci le parole nell'oblio dei giorni. Nei chiusi cassetti, i ricordi.
A volte riemergono, musica, un nome, pensieri. A volte cercati ed osservati, con cautela e curiosità, come quando si aspetta che una ferita sia già cicatrice.
Sempre più spesso molesti. Vertigini della mente.
Troppo hai giocato. Troppo a lungo. Con parole troppo vuote. Rialzo il capo.
Sollievo all'anima, nell'aria si spande l'odore dell'inverno nell'aroma dei camini accesi. Il vento agita rami ormai nudi, le ombre si disegnano più sfumate e più brevi.
Deriva, deriva dei sogni. Non prendo strade di tempi conosciuti. Sia luce! O buio... E so appena dove io sia, se sono o no.
Velata dai dubbi, svelata dagli errori. Echi dal buio ammaliano. Cos'è questa vita che s'infiltra latente d'infernali sogni ove vaneggiano masse d'inascoltati sensi.
Sento soffiarmi attorno l'alito del tempo e neri rimpianti di momenti perduti per sempre e frantumi di speranze senza più ritorni. E appena un'ombra.
Sei nel colore del mare, nell'odore di ogni stelo di bergamotto, in ogni foglia, nel cadere della pioggia ai miei piedi.
Seppur fu tutto una bugia, un inchiostro sprecato, parole lanciate con le mani raccolte, lì posai un piede, un braccio e baciai la terra come fosse mia. Ma non era la mia terra.
Oggi lacrime già spente prima di nascere. E non hai bocca nei miei occhi. E hai miseria. E briciole umane.
Nella mente ti perdono, stanca, m'allontano: lontani fummo pure nelle ombre.
Regalàti, finalmente, ognuno alla propria solitudine.
Dovrei forse avere, dunque, nuove parole? Nel sorbire di nuovo un pianto, di nuovo una preghiera, e sete senza acqua e fame senza fame.
Dove resteremo?
Oggi l'ispirazione ha vie contorte nella mia mente. E non ci sei. E s'abbandona ad altre vie, ad altri giorni dove sezionare il pensiero. E dove morire. Perché di morte non ce n'è una sola.
Nel tempo, che persiste e scuote, lentamente, indietreggiamo. Siamo fragili e stupefatti abbandoni. Tutto rientra nella logica. E' la logica a non rientrare in noi.
Parole di sogno e di nebbia: Non cercare la tua anima altrove, l'hai dimenticata qui.
Tra il chiarore della luna e tanta sottomessa pace.
Se della tua voce non mi resta che l'eco lontano, io di silenzio voglio vivere.
In una vita che attraversi l'anima, in un soffio che sfiora utopie, in una carezza lieve. Utopie invalicabili dentro la nuova realtà. Carezza al mio sguardo, quando nella debolezza delle sensazioni freme. Nell'irrazionale si disseta.
Percezioni luminose in movimento, nell’eterna suggestione della libertà.
Come se mi fosse mancato sempre qualcosa, sapendo d'avere amato per la vita intera, potessi tener fermo quest'attimo all'infinito:
Demonio degli angeli, dove mi trascinerai stavolta? Nella profondità dei più neri abissi starai, o a vezzeggiarmi tra la leggera inconsistenza delle nuvole...
Non comprendo ancora la tua entità né l'ampiezza dei tuoi artigli. O dell'ali. Se, fiera indemoniata che ulula alla luna e mi divora, mi sbuffi negli occhi il sangue dell'ultimo strappo.
- Mi tagli e ferisci, irridi i miei sogni, frantumi i cristalli più cari -
O quando porgi a me i paradisi perduti e ogni orizzonte s'apre e odorano le ginestre, e volano i gabbiani.
Angelo dei demoni: sei il nero che resta sulle mani come quando il fuoco bacia le castagne: continua l'odore, si gode anche quel nero. Ma è solo fuliggine sulle dita.